Eccoci finalmente al secondo capitolo, dedicato ad uno degli elementi fondamentali della fotografia, essenziali ad una foto ragionata, ma che oggi in troppi sorvolano, visto che le macchine sono apparentemente in grado di pensarci da sole, salvo poi lasciare il fotografo insoddisfatto del risultato.
Anche in questa epoca di files raw, Photoshop, Lightroom e magheggi digitali, esporre correttamente l'immagine resta la base essenziale anche per poter postprodurre la foto senza che insorgano problemi di qualità di immagine dovuta a rumore digitale e altri difetti ingigantiti dagli errori in ripresa.
Prepariamo l'uscita
Per questa prima uscita con la macchina fotografica, che ha l'esclusivo fine di farci conoscere il suo funzionamento, senza ancora cercare di produrre immagini, scegliamo una giornata serena e tersa, in un orario centrale della giornata, prima o dopo mezzogiorno.
Per questa uscita non occorre ancora il treppiede, basta la macchina e il primo obiettivo di cui vi propongo l'acquisto, l'M28/3,5. Si tratta di un obiettivo originariamente con progettazione grandangolare (per macchine a pellicola) ma che su digitale APS-C diventa una focale normale-larga, come un 45mm su pellicola formato leica. Esattamente, l'angolo di campo sulla diagonale del fotogramma è di 46,4°. Come scritto nelle precisazioni sul corso (post precedente) non è indispensabile acquistare o possedere questa ottica, va bene un qualunque 28mm manuale, o alla peggio l'ottica kit, bloccata (magari con nastro adesivo) sulla focale indicata. Io però l'acquisto lo caldeggio, anche visto il prezzo limitato (in media su eBay meno di 50 euro negli ultimi anni).
La mia Pentax K-5 con montato l'M 28/3,5
L'esposizione
Cosa significa esporre? Significa far cadere sul sensore una certa quantità di luce necessaria a "formare" l'immagine. La luce arriva dal sole o da fonti di luce artificiale, rimbalza sulle cose modulandosi su certe frequenze (colori) e colpisce i fotorecettori del sensore che creano l'immagine mediante una matrice di quadratini (pixel) colorati.
La luce arriva al sensore attraverso due "porte" successive, che ne dosano la quantità: il diaframma, cioè il "buco" dentro l'obiettivo, che si può regolare in modo che sia più grande o più piccolo; e l'otturatore, una "saracinesca" di fronte al sensore che in base alla sua velocità di apertura determina per quanto tempo la luce colpisce il sensore. Sulle macchine a pellicola, l'apertura e il tempo di esposizione sono le due variabili che controllano l'esposizione. In digitale c'è una terza variabile, che è la sensibilità (si misura in ISO). Con la pellicola, gli ISO sono una costante, almeno finchè non si cambia pellicola. In digitale, invece, potete cambiarli ad ogni scatto. La sensibilità, come dice il nome, è la capacità più o meno grande del sensore di catturare la luce. Una capacità che si paga con lo scadimento della qualità dell'immagine più si alzano gli ISO. È necessario disattivare la funzione auto ISO, che fa si che la macchina alzi la sensibilità autonomamente, quando crede che sia utile, anche quando la macchina è in manuale. Fino a nuovo ordine, bloccate gli ISO al valore più basso che avete, che corrisponde alla qualità maggiore che è in grado di fornire la vostra macchina.
Fondamenti dell'esposizione
Su cosa si basa l'esposimetro contenuto nella macchina per scegliere i valori? Tutto risale agli albori della fotografia, quando il soggetto principale delle fotografie (allora rigorosamente in biaoco e nero) erano i ritratti di persone. Per cui i primi esposimetri sono stati creati per fornire i valori giusti con cui far apparire come grigio medio (il grigio di un asfalto vecchio, per esempio) l'incarnato di una persona "europea". E, ancora oggi, di base, è lo stesso. L'esposimetro è progettato per fornire la lettura corretta per restituire della giusta gradazione un grigio medio (grigio 18%). Fate attenzione a questo punto, perché è cruciale.
L'esposimetro è impostato per rendere come grigio medio qualunque cosa voi fotografiate. Sia cose "grigio medie", come il cielo, l'erba, l'asfalto, la pietra arenaria, il viso di un bavarese da 8 generazioni... sia cose più chiare o più scure. Per cui anche se fotografate un corvo imperiale quello viene restituito grigio medio (troppo chiaro) e lo stesso avviene fotografando la neve (anche essa grigio media, quindi troppo scura).
Ecco spiegata la necessità di saper fotografare in manuale, che non significa mettere la rotella dei modi su M e poi far combaciare l'indicatore dell'esposizione alla tacca centrale, bensì saper riconoscere la validità dei valori scelti dalla macchina, e se necessario cambiarli, con qualunque modo voi fotografiate, sia P, sia Av, sia Tv che qualunque altro.
Tarare la macchina
Non pensiate che la macchina, questo prodigioso apparecchio farcito di tecnologia, sia infallibile. In effetti, la maggior parte delle volte esce dalla fabbrica un poco starata. Costante nel comportamento, ma starata ripeto alla risposta nominale che dovrebbe offrire in relazione alle condizoni di luce della scena. Fotografando in automatico non ci se ne accorge (almeno fino a che non si devono utilizzare ad esempio flash da studio con un esposimetro flash esterno), ma non riusciremo mai a sviluppare una capacità di "vedere" la corretta esposizione se non sappiamo di quanto stara. Inoltre, anche l'obiettivo e il suo diaframma possono contribuire ad una esposizione un po' scostata dai valori nominali. Per cui, come primo passo bisogna conoscerà l'attrezzatura e sapere quanto (o meno) esponga correttamente.
Per farlo, ci corre in aiuto una regoletta famosa, la regola del sole a F16.
Il sole a F16.
La regola del sole a F16 recita: con il sole alto nel cielo, in una giornata limpida, l'esposizione corretta si ottiene con diaframma F/16 e tempo pari al reciproco degli ISO, cioè ISO 100 e 1/100 di secondo, o ISO 200 e 1/200 e via così.
È per questo che questa prima uscita la faremo col sole alto nel cielo, in una giornata limpida. È la luce peggiore per fotografare, e in una prossima occasione vedremo perché, ma per ora dobbiamo solo imparare a conoscere l'attrezzatura ai fini dell'esposzione, e questa è la luce che ci vuole.
Il cielo
Montiamo l'obiettivo. Se non lo abbiamo mai fatto, per usare un obiettivo senza contatti, come il nostro Pentax M 28/3,5, dobbiamo impostare da menù la voce "consenti l'uso della ghiera apertura".
Ora impostiamo il modo di esposizione su M (manuale) e immettiamo il valore ISO 100, il valore 1/100 di secondo e, sull'obiettivo, il valore 16 nella ghiera del diaframma.
Puntiamo l'obiettivo verso il cielo, in direzione nord, e scattiamo.
Osserviamo a monitor lo scatto appena fatto, attivando anche la vista dell'istogramma, il grafico che rappresenta con una curva i valori dell'immagine. Se il cielo nella foto è simile come tono a quello vero, e nel grafico la curva è simile ad uno stretto picco che si eleva dal centro dell'ascissa, siete a cavallo. La mia K-5, invece, restituisce un cielo troppo scuro e l'istogramma è spostato a sinistra. Significa che la mia macchina sottoespone, cosa di cui dovrò tenere conto nei miei successivi scatti.
Nel primo scatto rilevo che la mia macchina sottoespone;
aprendo di un valore il diaframma, il cielo è restituito alla sua autentica luminosità.
Esporre correttamente
Ok, partiamo. Con la terna di valori appena controllata (ISO100, 1/100 e F16, se la macchina espone correttamente, o ISO 100, 1/100 sec e f/11 nel mio caso, o la terna di valori che restituiscono l'immagine corretta del cielo nel vostro caso), cominciamo a scattare foto.
Cerchiamo un tronco di albero color grigio medio, come una quercia, oppure un acero campestre, avviciniamoci in modo da inquadrare solo il tronco ben illuminato dal sole, e con questi valori scattiamo. La foto deve risultare vicina alla realtà, con un istogramma esteso ma con il vertice in corrispondenza del centro dell'ascissa.

Con un soggetto grigio medio la regola del 16 (eventualmente adeguandola alle caratteristiche della nostra macchina) ci restituisce l'esposizione corretta.
Passiamo ad un diverso soggetto, più scuro, decisamente, del tono medio, come le foglie vecchie di un cespuglio di rovo, scattiamo e vediamo che l'esposizione del sole a F16 è perfetta.
Con un soggetto più scuro del grigio medio la regola del 16 ci restituisce sempre l'esposizione corretta.
Proseguiamo cercando un soggetto più chiaro, come la parte di un fienile in assi d'abete, e vediamo che mantenendo i valori impostati, l'esposizione è sempre corretta.
Con un soggetto più chiaro del grigio medio la regola del 16 (eventualmente adeguandola alle caratteristiche della nostra macchina) ci restituisce comunque l'esposizione corretta, purché sia in piena luce.
Ora cerchiamo un soggetto ancora più chiaro, un muro intonacato di una a prete rivolta al sole, scattiamo sempre con 16-1/100-100 (o i valori corretti per la vostra coppia macchina obiettivo) e troviamo che l'esposizione è ancora corretta, purché riteniamo accettabile che il bianco puro, cioè la parte del rilievo granuloso del muro che è in faccia piena al sole sia bianco puro anche nel monitor, e quindi appaia "bruciata". Se vogliamo invece che appaia "bianca ma non bruciata" bisogna sottoesporre un po', ad esempio portando il tempo ad 1/125 invece che 1/100.
Con un soggetto bianco in pieno sole la regola del 16 ci restituisce il soggetto bianco, anche in modo eccessivo, per cui conviene sottoesporre di un terzo o mezzo valore, come ho fatto in questo caso per salvaguardare la leggibilità completa del muro, a monitor. In stampa il problema è meno percepibile, e una esposizione nominale è accettabile.
Via dal sole
Finora abbiamo fotografato al sole, in una giornata limpida in un intervallo di tempo compreso tra due ore dopo l'alba e due ore prima del tramonto. Ma la fotografia naturalistica la si fa spesso proprio al di fuori di queste condizioni, sia per ragioni legate alle abitudini di vita dei soggetti, che per ragioni estetiche.
Che succede se andiamo a fotografare semplicemente spostandoci all'ombra?
Il soggetto, in questo caso un tronco di tono medio, come il primo che abbiamo fotografato all'inizio della lezione, fotografato secondo la regola del sole a F16 all'ombra della propria chioma, semplicemente risulta gravemente sottoesposto.
Un tronco di conifera, all'ombra della propria chioma, fotografato con la terna F16, 1/100 sec e 100 ISO (o quella corretta per le caratteristiche della vostra macchina e obiettivo) risulta gravemente sottoesposto.
Come si risolve il problema? Semplicemente utilizzando l'esposimetro di cui è dotata la nostra macchina, in maniera consapevole e correggendo le indicazioni che fornisce in base al tono del soggetto fotografato.
È quanto vedremo nel prossimo capitolo.
Conclusioni
Abbiamo visto cosa significa esporre, abbiamo imparato la regola del 16, abbiamo visto come sia valida per qualunque soggetto di qualunque tono, a patto che sia rigorosamente al sole, in una giornata limpida e nelle ore centrali.
Alla prossima!