Welcome to my photographic blog and into my small world made of woods, meadows, sky and villages.
Benvenuti nel mio diario fotografico e nel
mondo piccolo in cui vivo, fatto di prati, boschi, cieli e paesi.


martedì 15 maggio 2012

Pelagic trip




Mediterranean shearwaters / berte minori
 Pentax K-5, Pentax DA*60-250/4




Mediterranean shearwater  / Berta minore
 Pentax K-5, Pentax DA*60-250/4




Mediterranean shearwater/ Berta minore
 Pentax K-5, Pentax DA*60-250/4




Mediterranean shearwater/ Berta minore
 Pentax K-5, Pentax DA*60-250/4




Mediterranean shearwater/ Berta minore
 Pentax K-5, Pentax DA*60-250/4




Mediterranean shearwater/ Berta minore
 Pentax K-5, Pentax DA*60-250/4




Mediterranean shearwater/ Berta minore
 Pentax K-5, Pentax DA*60-250/4




Mediterranean shearwater/ Berta minore
 Pentax K-5, Pentax DA*60-250/4



Mediterranean shearwater/ Berta minore
 Pentax K-5, Pentax DA*60-250/4



Mediterranean shearwater/ Berta minore
 Pentax K-5, Pentax DA*60-250/4



Cory's shearwater/ Berta maggiore
 Pentax K-5, Sigma 50-500/4,5-6,3 APO DG OS



Cory's shearwater/ Berta maggiore
 Pentax K-5, Pentax DA*60-250/4



Cory's shearwater/ Berta maggiore
 Pentax K-5, Pentax DA*60-250/4



Cory's shearwater/ Berta maggiore
 Pentax K-5, Pentax DA*60-250/4



Pomarine skua / Stercorario mezzano
 Pentax K-5, Pentax DA*60-250/4



Little sail / Barchetta di S. Pietro
 Pentax K-5, Pentax DA*60-250/4



Little sail / Barchetta di S. Pietro
 Pentax K-5, Sigma 50-500/4,5-6,3 APO DG OS



I went to a Pelagic trip with a photo-naturalist friend of mine, and it was a fantastic experience. Off the coast of Viareggio among a cloud of yellow legged gulls we had the chance to photograph a dozen Mediterranean and three Cory's shearwaters. We had also been able to spot a Gannet, a Pomarine skua and some Mediterranean gulls.
Also, the sea was covered by thousands of little floating jellyfish, the Little sail.


Sono stato ad un "pelagic trip" con un mio amico foto-naturalista, una esperienza fantastica. Al largo di Viareggio abbiamo avuto la possibilità, in mezzo ad una nuvola di gabbiani reali, di fotografare una dozzina di berte minori e tre maggiori. Inoltre abbiamo potuto osservare una sula, uno stercorario mezzano e alcuni gabbiani corallini.
Inoltre, il mare era letteralmente coperto di migliaia di barchette di S. Pietro, una piccola medusa galleggiante.

domenica 1 aprile 2012

Hopooe / Upupa

Pentax K-5, Sigma 50-500/4,5-6,3 HSM OS, handheld.


A quick shot with my new lens, the well-known Bigma.

Uno scatto estemporaneo con il mio nuovo obiettivo, il conosciutissimo Bigma.


mercoledì 21 marzo 2012

Fotografare la natura. 4 - Il tempo di posa


Il tempo di scatto

Abbiamo visto nella lezione precedente come tempi, diaframmi e ISO determino l'esposizione, cioè la quantità di luce che colpendo il sensore crea l'immagine. Abbiamo imparato la regola del 16, che afferma che la corretta esposizione di un soggetto di tono medio in pieno sole è ISO 100, 1/100 di secondo e F 16.

Ora attenzione: non è l'unica combinazione giusta. Lo sono tutte quelle che fanno arrivare la stessa quantità di luce sul sensore. Per cui, se apriamo il diaframma di un valore (stop) facciamo entrare più luce nella macchina e quindi, per mantenere la stessa esposizione, dobbiamo ridurre il tempo per cui quella quantità di luce colpisce il sensore. Ridurre di quanto? Di uno stop. Infatti i valori unitari delle tre componenti dell'esposizione sono fortunatamente equivalenti, rendendo immediato il calcolo di una terna di valori a partire da quella base del sole a f16 o di quella indicataci dall'esposimetro. Attenzione: sono equivalenti nel passaggio da un valore pieno a quello prossimo (uno stop tra 1/125 di secondo e 1/250, oppure tra 200 ISO e 400 ISO oppure tra F2 e F2,8) ma mentre tempi e ISO raddoppiano (o dimezzano) tra uno stop e l'altro, i diaframmi sono in scala logaritmica per cui la differenza di uno stop non è data dal raddoppio ma dalla moltiplicazione per 1,4 circa (1,4-2-2,8-4-5,6-8-11-16-22-32-45-64). Tenete presente inoltre che questi sono i valori che intercorrono tra gli stop pieni, ma le moderne fotocamere sono impostabili per dare anche i valori intermedi a passi di mezzo stop o di un terzo di stop.

Quindi, invece di ISO 100, 1/100 sec e F 16, potrei utilizzare indifferentemente 100, 1/400 e 8, oppure 200, 1/200 e 16 oppure 100, 1/400 e 8. Calcolatevi da soli altre cinque o sei terne equivalenti.

Ma se tutte queste terne di valori producono la stessa esposizione, come ne scelgo una piuttosto che un'altra?

La scelta avviene sulla base delle esigenze creative del fotografo, in quanto ognuno dei tre valori determina come apparirà il soggetto fotografato. In questo e nei prossimi due capitoli vedremo come i tre parametri dell'esposizione cambiano completamente l'immagine che andiamo a realizzare.


Impostare il tempo

Il tempo corrisponde a quanto aperto sta l'otturatore che si frappone tra obiettivo e sensore. Naturalmente, più è lungo il tempo e più è lunga l'azione registrata dal sensore.

Ho chiesto a Enea di correre di fronte a me.

Nella prima foto il tempo è stato di 1/4 di secondo, e lui è irriconoscibile.


Enea in corsa ripreso a 1/4 di secondo, il soggetto è mosso al punto di non avere nessuna parte ben definita, ma l'idea di movimento è esaltata.

Nella seconda immagine ho scattato ad 1/8000 di secondo, l'azione è congelata.


Enea ripreso a 1/8000 di secondo, l'azione è congelata e la gamba sinistra rimane sospesa in aria prima di toccare il suolo

Nessuno di noi può vedere le stesse scene con i propri occhi, nel primo caso le scie rappresentano lo svolgersi di una azione condensato in un istante, nel secondo caso la foto ci consente di cogliere una espressione di sforzo che direttamente non potremmo apprezzare.

Nella fotografia naturalistica, soggetti come le strisce delle stelle in rotazione, il saettare della lingua del rospo, il frullo d'ali di un uccello, le traiettorie delle lucciole, lo scorrere dell'acqua di un ruscello sono tutti "creati" attraverso la scelta di un adeguato tempo di esposizione.



Un tempo relativamente lento ha fatto si che le ali e le zampe delle due passere si muovessero nel corso dello scatto, comunicando un senso di dinamismo nella baruffa tra i due uccelli.



Il cormorano è ripreso a 1/4000 di secondo nella sua corsa sull'acqua prima del decollo, e questo ha permesso di congelare completamente il battito delle ali, fino alla punta delle remiganti primarie.


Un tempo medio ha bloccato il volo della libellula senza congelare il battere delle ali, lasciando un poco di mosso naturale su queste.

Un tempo molto lungo, di un secondo o più, riproduce il fluire incessante dell'acqua del ruscello.

Compito a casa:

Provate tutti i tempi di scatto della vostra macchina fotografica, tra un secondo e 1/2000, su un soggetto in corsa, che sia la/il vostro fidanzata/o, figlia/o, cane, gatto, etc. L'importante è scegliere una persona o animale, non un auto o altro mezzo in cui non apprezzereste alcuna differenza tranne il grado di congelamento delle ruote.

Fotografare la natura. 3 - L'uso dell'esposimetro


L'esposimetro incorporato
Ogni macchina digitale è dotata di un sofisticato esposimetro, capace di leggere l'esposizione secondo modalità e logiche differenti, che vedremo molto avanti nel corso, quando da una attrezzatura base fatta di vecchi obiettivi manuali passeremo a obiettivi moderni che dialogano con la macchina. Il nostro M28/3,5, come tutti quelli non dotati di posizione A sulla ghiera dei diaframmi, non è tra questi ultimi, per cui al momento non preoccupiamoci della modalità di lettura dell'esposizione.
Per quanto sofisticatissimo, l'esposimetro incorporato nella macchina, come anche un esposimetro esterno a luce riflessa, sono influenzati dal tono del soggetto, che riflette la luce verso l'obiettivo, cosa di cui tenere conto per l'esposizione.
Questo è ben diverso dall'uso della regola del sole a F16, ma anche dagli esposimetri esterni a luce incidente, che invece considerano la luce che va a colpire il soggetto misurandola alla fonte (il sole, o l'illuminazione artificiale), e la cui lettura non va corretta sulla base del tono del soggetto.

Tariamo l'esposimetro
La volta scorsa abbiamo effettuato una lettura di prova per vedere se la macchina esponeva correttamente in base alla regola del 16, e ho scoperto che la mia macchina con il mio 28/3,5 sottoesponeva di un valore rispetto alla esposizione corretta. Questo errore non era causato dall'esposimetro, che non ho utilizzato in alcun modo, ma da qualcosa tra tempi, diaframmi e ISO che evidentemente non operano a livello dei valori nominali impostati.
Ora, prima di utilizzare l'esposimetro, lo controllo in maniera analoga, per poter valutare il suo comportamento in relazione alla mia macchina e obiettivo. Se l'errore di esposizione della mia macchina fosse dovuto a meno luce che entra dall'obiettivo rispetto al valore nominale del diaframma scritto sulla ghiera, infatti, l'esposimetro se ne accorgerebbe, perché misura la luce che entra da quell'apertura, e quindi l'errore riscontrato con la regola del 16 verrebbe compensato direttamente nella macchina (ed io dovrei preoccuparmi di una cosa di meno).
Quindi, con la macchina in M (manuale), chiudo la ghiera a F16, metto ISO 100 e misuro l'esposizione verso il cielo nella parte opposta al sole.
Con le Pentax per farlo c'è da premere un pulsante, differente a seconda dei modelli, che a volte è l'AE-L o a volte il pulsante verde, oppure si chiude la ghiera della previsualizzazione della profondità di campo e tenendola chiusa si ruota la rotella dei tempi fino a fare collimare il punto alla tacca mediana. In ogni caso la lettura va presa in stop-down, cioè con il diaframma chiuso al valore di lavoro (ve ne accorgete perché il mirino della reflex si oscura), cosa che normalmente avviene solo al momento dello scatto.

Il cielo esposto secondo le indicazioni dell'esposimetro con il diaframma chiuso in stop down risulta di tono sufficientemente accettabile.

Cosa vedo? Il cielo è esposto giusto, o anzi leggermente troppo chiaro, ma di pochissimo. L'esposimetro legge la luce che realmente entra nella macchina, e che è meno, nel mio caso, di quanto dichiarato dal diaframma dell'ottica, e sceglie un tempo di esposizione più lungo di quello che la regola del 16 imporrebbe. Invece di F16, ISO100 e 1/100, la macchina a F16 e ISO 100 ha fatto corrispondere 1/30, cioè più di un intero valore di differenza (che sarebbe stato 1/50).
Potrei tenere conto di questo eccesso impostando una correzione fissa di 1/3 di stop nel comando "compensazione EV", ma ho scelto di non farlo, essendo una differenza minima rispetto alla norma.

Cerchiamo i soggetti
Andiamo a cercare il nostro solito tronco grigio medio in pieno sole e scattiamogli una foto secondo le indicazioni dell'esposimetro, che nel caso dei fortunati che hanno una macchina "perfetta", in cui tutto è tarato secondo i valori nominali, sarà 16-100-1/100 o una terna equivalente.
In ogni caso la taratura preventiva dell'esposimetro, sul cielo limpido, consente di sapere di quanto il VOSTRO esposimentro eventualmente si scosta dalla norma, e di impostare una correzione fissa.
L'esposimetro di una macchina tarata perfettamente secondo i valori nominali espone il tronco in pieno sole secondo la regola del 16.

Andiamo ora in cerca di un tronco sempre grigio medio, ma all'ombra, come quello dell'ultima foto della scorsa lezione. Scattiamo la foto secondo le indicazioni dell'esposimetro e... questa volta è perfetta.

Anche il tronco all'ombra è esposto perfettamente seguendo le indicazioni dell'esposimetro.

Ora spostiamoci verso un soggetto di tono più scuro rispetto al grigio medio, come una edera abbarbicata sul tronco di una conifera vicina. Scattiamo, e vediamo che qualcosa non va. Le foglie sono visibilmente più chiare di come le vediamo dal vivo.

L'esposimetro espone per il grigio medio anche se il soggetto è più scuro, facendolo apparire di tono medio anche lui.

Rifacciamo la foto, facendo entrare meno luce sul sensore, ad esempio chiudendo il diaframma di un valore lasciando gli altri invariati, e senza ripetere la lettura in stop down.
Stavolta l'edera è del tono giusto.


Chiudendo di un valore rispetto a quanto indicato dall'esposimetro, si ripristina il tono giusto dell'edera.

Ora facciamo lo stesso con il muro della casa, che la volta scorsa avevamo fotografato in pieno sole. Questa volta andiamo sul lato in ombra dell'edificio, e scattiamo.

Il primo scatto al muro, secondo i valori indicati dall'esposimetro è errato, il muro è grigio medio invece di bianco.

La luce riflessa dal muro viene letta dall'esposimetro, che non conosce cosa gli sta davanti, come un qualunque oggetto grigio medio, e lui ci idrica i valori necessari perché nell'immagine risulti tale. Ma è bianco, non grigio, per cui dobbiamo far si che più luce arrivi sul sensore di quella che l'esposimetro ritenga necessaria. Detto fatto, aumentiamo l'espsione di un valore, aprendo il diaframma lasciando invariati gli altri valori. Il muro diventa più chiaro, pur restando grigio invece di bianco. Io sono soddisfatto di questa resa, si intuisce che il muro è bianco ma in ombra. Aprendo di un altro valore il diaframma, lasciando fermi ISO e tempo, potremmo far diventare realmente bianco il muro, condizione però innaturale all'ombra, dove la casa riflette i toni del cielo e della terra di fronte a lei.

Aumentando di un valore l'esposizione, il muro diventa della gradazione che io voglio far avere al bianco in ombra. Ovviamente voi potete avere esigenze differenti, mostrarlo più chiaro o più scuro, ormai dovreste avere i mezzi per farlo.

Conclusioni
Abbiamo visto come l'esposimetro sia capace di indicare i valori giusti solo per soggetti di tono medio, ma in qualunque condizione di luce, al sole o all'ombra, e abbiamo appreso come variando i valori di diaframma, tempo e sensibilità uno rispetto all'altro possiamo rendere i toni del soggetto aderenti alla realtà e non medi come vorrebbe la macchina.

Nelle prossime tre lezioni scopriremo come questi tre parametri di esposizione influiscono creativamente sulla resa dell'immagine.

Fotografare la natura. Comunicazione agli utenti.

Questa nota per segnalavi doverosamente che ho modificato il post relativo al secondo capitolo del corso, che in fase di elaborazione è risultato, per vari motivi, monco di una parte, creando un vero e proprio errore di fondo nella comunicazione dei concetti. Ringrazio gli utenti Xove e NTX del forum pentaxiani.it che me lo hanno fatto notare.

Invece di riportare per intero il testo come andava postato, ho deciso di spezzare in due la lezione in modo di rendere ancora più esplicito il contenuto, con una nuova serie di foto. Mi scuso per il problema, sperando che dalla sua risoluzione derivi una trattazione migliore.

Grazie ancora e buone foto.

martedì 13 marzo 2012

venerdì 9 marzo 2012

Fotografare la natura. 2. L'esposizione.


Eccoci finalmente al secondo capitolo, dedicato ad uno degli elementi fondamentali della fotografia, essenziali ad una foto ragionata, ma che oggi in troppi sorvolano, visto che le macchine sono apparentemente in grado di pensarci da sole, salvo poi lasciare il fotografo insoddisfatto del risultato.
Anche in questa epoca di files raw, Photoshop, Lightroom e magheggi digitali, esporre correttamente l'immagine resta la base essenziale anche per poter postprodurre la foto senza che insorgano problemi di qualità di immagine dovuta a rumore digitale e altri difetti ingigantiti dagli errori in ripresa.

Prepariamo l'uscita
Per questa prima uscita con la macchina fotografica, che ha l'esclusivo fine di farci conoscere il suo funzionamento, senza ancora cercare di produrre immagini, scegliamo una giornata serena e tersa, in un orario centrale della giornata, prima o dopo mezzogiorno.
Per questa uscita non occorre ancora il treppiede, basta la macchina e il primo obiettivo di cui vi propongo l'acquisto, l'M28/3,5. Si tratta di un obiettivo originariamente con progettazione grandangolare (per macchine a pellicola) ma che su digitale APS-C diventa una focale normale-larga, come un 45mm su pellicola formato leica. Esattamente, l'angolo di campo sulla diagonale del fotogramma è di 46,4°. Come scritto nelle precisazioni sul corso (post precedente) non è indispensabile acquistare o possedere questa ottica, va bene un qualunque 28mm manuale, o alla peggio l'ottica kit, bloccata (magari con nastro adesivo) sulla focale indicata. Io però l'acquisto lo caldeggio, anche visto il prezzo limitato (in media su eBay meno di 50 euro negli ultimi anni).

La mia Pentax K-5 con montato l'M 28/3,5

L'esposizione
Cosa significa esporre? Significa far cadere sul sensore una certa quantità di luce necessaria a "formare" l'immagine. La luce arriva dal sole o da fonti di luce artificiale, rimbalza sulle cose modulandosi su certe frequenze (colori) e colpisce i fotorecettori del sensore che creano l'immagine mediante una matrice di quadratini (pixel) colorati.
La luce arriva al sensore attraverso due "porte" successive, che ne dosano la quantità: il diaframma, cioè il "buco" dentro l'obiettivo, che si può regolare in modo che sia più grande o più piccolo; e l'otturatore, una "saracinesca" di fronte al sensore che in base alla sua velocità di apertura determina per quanto tempo la luce colpisce il sensore. Sulle macchine a pellicola, l'apertura e il tempo di esposizione sono le due variabili che controllano l'esposizione. In digitale c'è una terza variabile, che è la sensibilità (si misura in ISO). Con la pellicola, gli ISO sono una costante, almeno finchè non si cambia pellicola. In digitale, invece, potete cambiarli ad ogni scatto. La sensibilità, come dice il nome, è la capacità più o meno grande del sensore di catturare la luce. Una capacità che si paga con lo scadimento della qualità dell'immagine più si alzano gli ISO. È necessario disattivare la funzione auto ISO, che fa si che la macchina alzi la sensibilità autonomamente, quando crede che sia utile, anche quando la macchina è in manuale. Fino a nuovo ordine, bloccate gli ISO al valore più basso che avete, che corrisponde alla qualità maggiore che è in grado di fornire la vostra macchina.

Fondamenti dell'esposizione
Su cosa si basa l'esposimetro contenuto nella macchina per scegliere i valori? Tutto risale agli albori della fotografia, quando il soggetto principale delle fotografie (allora rigorosamente in biaoco e nero) erano i ritratti di persone. Per cui i primi esposimetri sono stati creati per fornire i valori giusti con cui far apparire come grigio medio (il grigio di un asfalto vecchio, per esempio) l'incarnato di una persona "europea". E, ancora oggi, di base, è lo stesso. L'esposimetro è progettato per fornire la lettura corretta per restituire della giusta gradazione un grigio medio (grigio 18%). Fate attenzione a questo punto, perché è cruciale.
L'esposimetro è impostato per rendere come grigio medio qualunque cosa voi fotografiate. Sia cose "grigio medie", come il cielo, l'erba, l'asfalto, la pietra arenaria, il viso di un bavarese da 8 generazioni... sia cose più chiare o più scure. Per cui anche se fotografate un corvo imperiale quello viene restituito grigio medio (troppo chiaro) e lo stesso avviene fotografando la neve (anche essa grigio media, quindi troppo scura).
Ecco spiegata la necessità di saper fotografare in manuale, che non significa mettere la rotella dei modi su M e poi far combaciare l'indicatore dell'esposizione alla tacca centrale, bensì saper riconoscere la validità dei valori scelti dalla macchina, e se necessario cambiarli, con qualunque modo voi fotografiate, sia P, sia Av, sia Tv che qualunque altro.

Tarare la macchina
Non pensiate che la macchina, questo prodigioso apparecchio farcito di tecnologia, sia infallibile. In effetti, la maggior parte delle volte esce dalla fabbrica un poco starata. Costante nel comportamento, ma starata ripeto alla risposta nominale che dovrebbe offrire in relazione alle condizoni di luce della scena. Fotografando in automatico non ci se ne accorge (almeno fino a che non si devono utilizzare ad esempio flash da studio con un esposimetro flash esterno), ma non riusciremo mai a sviluppare una capacità di "vedere" la corretta esposizione se non sappiamo di quanto stara. Inoltre, anche l'obiettivo e il suo diaframma possono contribuire ad una esposizione un po' scostata dai valori nominali. Per cui, come primo passo bisogna conoscerà l'attrezzatura e sapere quanto (o meno) esponga correttamente.
Per farlo, ci corre in aiuto una regoletta famosa, la regola del sole a F16.

Il sole a F16.
La regola del sole a F16 recita: con il sole alto nel cielo, in una giornata limpida, l'esposizione corretta si ottiene con diaframma F/16 e tempo pari al reciproco degli ISO, cioè ISO 100 e 1/100 di secondo, o ISO 200 e 1/200 e via così.
È per questo che questa prima uscita la faremo col sole alto nel cielo, in una giornata limpida. È la luce peggiore per fotografare, e in una prossima occasione vedremo perché, ma per ora dobbiamo solo imparare a conoscere l'attrezzatura ai fini dell'esposzione, e questa è la luce che ci vuole.

Il cielo
Montiamo l'obiettivo. Se non lo abbiamo mai fatto, per usare un obiettivo senza contatti, come il nostro Pentax M 28/3,5, dobbiamo impostare da menù la voce "consenti l'uso della ghiera apertura".
Ora impostiamo il modo di esposizione su M (manuale) e immettiamo il valore ISO 100, il valore 1/100 di secondo e, sull'obiettivo, il valore 16 nella ghiera del diaframma.
Puntiamo l'obiettivo verso il cielo, in direzione nord, e scattiamo.
Osserviamo a monitor lo scatto appena fatto, attivando anche la vista dell'istogramma, il grafico che rappresenta con una curva i valori dell'immagine. Se il cielo nella foto è simile come tono a quello vero, e nel grafico la curva è simile ad uno stretto picco che si eleva dal centro dell'ascissa, siete a cavallo. La mia K-5, invece, restituisce un cielo troppo scuro e l'istogramma è spostato a sinistra. Significa che la mia macchina sottoespone, cosa di cui dovrò tenere conto nei miei successivi scatti.

Nel primo scatto rilevo che la mia macchina sottoespone;
aprendo di un valore il diaframma, il cielo è restituito alla sua autentica luminosità.

Esporre correttamente
Ok, partiamo. Con la terna di valori appena controllata (ISO100, 1/100 e F16, se la macchina espone correttamente, o ISO 100, 1/100 sec e f/11 nel mio caso, o la terna di valori che restituiscono l'immagine corretta del cielo nel vostro caso), cominciamo a scattare foto.
Cerchiamo un tronco di albero color grigio medio, come una quercia, oppure un acero campestre, avviciniamoci in modo da inquadrare solo il tronco ben illuminato dal sole, e con questi valori scattiamo. La foto deve risultare vicina alla realtà, con un istogramma esteso ma con il vertice in corrispondenza del centro dell'ascissa.

Con un soggetto grigio medio la regola del 16 (eventualmente adeguandola alle caratteristiche della nostra macchina) ci restituisce l'esposizione corretta.

Passiamo ad un diverso soggetto, più scuro, decisamente, del tono medio, come le foglie vecchie di un cespuglio di rovo, scattiamo e vediamo che l'esposizione del sole a F16 è perfetta.

Con un soggetto più scuro del grigio medio la regola del 16 ci restituisce sempre l'esposizione corretta.


Proseguiamo cercando un soggetto più chiaro, come la parte di un fienile in assi d'abete, e vediamo che mantenendo i valori impostati, l'esposizione è sempre corretta.


Con un soggetto più chiaro del grigio medio la regola del 16 (eventualmente adeguandola alle caratteristiche della nostra macchina) ci restituisce comunque l'esposizione corretta, purché sia in piena luce.

Ora cerchiamo un soggetto ancora più chiaro, un muro intonacato di una a prete rivolta al sole, scattiamo sempre con 16-1/100-100 (o i valori corretti per la vostra coppia macchina obiettivo) e troviamo che l'esposizione è ancora corretta, purché riteniamo accettabile che il bianco puro, cioè la parte del rilievo granuloso del muro che è in faccia piena al sole sia bianco puro anche nel monitor, e quindi appaia "bruciata". Se vogliamo invece che appaia "bianca ma non bruciata" bisogna sottoesporre un po', ad esempio portando il tempo ad 1/125 invece che 1/100.

Con un soggetto bianco in pieno sole la regola del 16 ci restituisce il soggetto bianco, anche in modo eccessivo, per cui conviene sottoesporre di un terzo o mezzo valore, come ho fatto in questo caso per salvaguardare la leggibilità completa del muro, a monitor. In stampa il problema è meno percepibile, e una esposizione nominale è accettabile.

Via dal sole
Finora abbiamo fotografato al sole, in una giornata limpida in un intervallo di tempo compreso tra due ore dopo l'alba e due ore prima del tramonto. Ma la fotografia naturalistica la si fa spesso proprio al di fuori di queste condizioni, sia per ragioni legate alle abitudini di vita dei soggetti, che per ragioni estetiche.
Che succede se andiamo a fotografare semplicemente spostandoci all'ombra?
Il soggetto, in questo caso un tronco di tono medio, come il primo che abbiamo fotografato all'inizio della lezione, fotografato secondo la regola del sole a F16 all'ombra della propria chioma, semplicemente risulta gravemente sottoesposto.

Un tronco di conifera, all'ombra della propria chioma, fotografato con la terna F16, 1/100 sec e 100 ISO (o quella corretta per le caratteristiche della vostra macchina e obiettivo) risulta gravemente sottoesposto.

Come si risolve il problema? Semplicemente utilizzando l'esposimetro di cui è dotata la nostra macchina, in maniera consapevole e correggendo le indicazioni che fornisce in base al tono del soggetto fotografato.
È quanto vedremo nel prossimo capitolo.

Conclusioni
Abbiamo visto cosa significa esporre, abbiamo imparato la regola del 16, abbiamo visto come sia valida per qualunque soggetto di qualunque tono, a patto che sia rigorosamente al sole, in una giornata limpida e nelle ore centrali.

Alla prossima!

giovedì 8 marzo 2012

Blue tit / Cinciarella

Pentax K-5, Pentax DA*60-250/4
tripod head bolted to a wooden plank / testa da treppiede avvitata ad una tavola di legno

mercoledì 7 marzo 2012

Fotografare la natura - una precisazione


Mi è stato chiesto da alcuni perché il corso che presento su questo blog è rivolto solo ai possessori di Pentax, e non a tutti, indipendentemente dalla marca delle macchine.
In realtà, quello che propongo può essere seguito da tutti quelli che possiedono una macchina fotografica. Semplicemente, io utilizzo Pentax e non ho mai utilizzato altro, e amo parlare solo delle cose che conosco. Inoltre, la richiesta è venuta in origine da utilizzatori di macchine Pentax, come me.

Per cui, visto che la fotografia non può prescindere dal mezzo che si utilizza, il mio consiglio è questo: seguite tutte le parti sulla composizione e l'esposizione, oltre ai sistemi per avvicinare gli animali, senza problemi, in quanto si applicano a qualunque macchina utilizziate, anche non necessariamente reflex, ma bridge, compatte e mirrorless.

Per i consigli tecnici, ad esempio su determinati obiettivi, invece, dovete arrangiarvi, documentandovi ad esempio su qualche forum o chiedendo ad amici, nel cercare dei paralleli a quello che propongo per Pentax. Ad esempio, per imparare, come scritto nel post precedente, proporrò l'acquisto di tre ottiche economiche e manuali, da trovare usate su eBay o simili. Lo faccio per obbligare ad usare la messa a fuoco e l'esposizione manuali, senza scorciatoie, e al contempo avere una qualità di immagine superiore a quella che uno zoom economico fornisce.
Nei vari post presenterò i nomi di queste ottiche, le caratteristiche etc etc.

Ovviamente se avete altre marche non potete montarli, però:
• se avete Nikon, quello che è vero per Pentax vale anche per voi, su ogni macchina potete montare i vecchi AI manuali. Non conosco quali esemplari siano paragonabili a quelli che propongo per Pentax, ma un po' di esplorazione sul web vi permetterà di scoprirlo da soli.
• se avete Canon o Sony (ex Minolta) le vostre macchine hanno cambiato baionetta quando dal fuoco manuale si è passati all'autofocus, ma focali fisse usate economiche si trovano anche per le vostre macchine. Semplicemente imposterete la macchina in manuale, anche come fuoco, e agirete di conseguenza. Non è proprio la stessa cosa, da un punto di vista "tattile", ma concettualmente si.
• se avete una mirrorless tipo Sony Nex, Samsung NX, Olympus e Panasonic grazie ad adattatori potete montare quasi tutte le ottiche mai create. Solo, attenzione al formato. Per le APS-C Nex e Samsung, potete acquistare esattamente le ottiche Pentax che propongo, per le micro 4/3 invece dovete usare focali più corte, visto il formato ridotto. Invece di 28, 50 e 135 dovete stare su 24, 35 e 100, più o meno.
• ultima chance, un po' nerd ma funzionale, se non volete spendere altri soldi, pur pochi, fate di necessità virtù, anche se avete Pentax, e utilizzate lo zoometto kit (o meglio, gli zoometti kit, visto che serve anche quello tele, il classico 50-200) e bloccate con nastro adesivo la ghiera dello zoom sulla focale prescelta, quindi, a seconda delle lezioni, 28, 50 e 135.

A presto!

martedì 6 marzo 2012